Le parole della pasticceria

Gentili lettori e gentili lettrici, golosi in genere, c’è una domanda, semplice, diretta che mi pongo da quando cucino dolci per la gente e cioè:

Che cos’è la pasticceria?

La risposta sembra semplice, sembra quasi ovvia, insita in noi, residuo dell’infanzia, quando “pasticceria” era una vetrina su cui sbavare, un pirottino di carta avorio, ricolmo, il rumore di quella carta, la sensazione tra le dita, ancestrale, ma non solo. Certo parlare di pasticceria vuol dire riportare alla mente tutte queste cose, ma la mia sfida è più grande. La mia sfida è riportare tutto all’età adulta, l’età della ragione, senza lasciare lo stupore bambino, la trasgressione, ma inserendo una dimensione ragionata. Ho già detto qui quanto culturale possa essere il lavoro del pasticcere, e già così portiamo la pasticceria su un piano inusuale, ma ora voglio spingermi oltre. C’è una parola, la prima che voglio esprimere in risposta al mio quesito iniziale, è responsabilità.

 Responsabilità: consapevolezza di dover rispondere degli effetti di azioni proprie o altrui, o anche l’azione concreta, l’impegno derivante da tale consapevolezza.

I tempi odierni stanno vivendo la nascita la crescita di questa parola, laddove uomini coraggiosi la curano e la nutrono, esiste un mondo che sta germogliando. Sono piccoli esempi che mostrano quanto potente possa essere una parola, quando si decide di caricarla dell’importanza che merita. Questo sostantivo porta con sè l’azione diretta ma anche il suo effetto, è il gesto, il pensiero che lo produce così come l’effetto di tale gesto sul mondo. Responsabilità è nel passato, è azione ma anche predizione. La sua forza è il legame, la conservazione degli effetti altrui, il suo essere analitica e sintetica allo stesso tempo. Responsabilità è prima di tutto conoscenza, io devo sapere, fa parte del mio ruolo di pasticcere, io ho il dovere di sapere il peso delle mie scelte, devo conoscere i prodotti, conoscerne la natura, le criticità, devo sapere il mondo cosa cerca nei prodotti da pasticceria e devo sintetizzare tutto. Profitto è sintesi di domanda e offerta, responsabilità di causa e effetto. Viceversa io, come cliente, devo sapere il peso ma soprattutto il costo della mia volontà, del mio desiderio. Risparmio è sintesi tra bisogno ed esigenza, responsabilità è il giusto prezzo che tenga conto della lavorazione certo, ma anche dell’equa redistribuzione.

La seconda parola ne è la discendente diretta: etica. In entrambi i casi si decide di narrare le persone piuttosto che le cose, vedendo nel prodotto il figlio della mano dell’artigiano, e la mano dell’artigiano come alfiere della Scelta. Etica è ciò che riguarda il processo produttivo, la materia prima, le persone che la lavorano, è uno sguardo di sbieco, un abbraccio grande e inclusivo, ma anche severo e spietato.

Bene, non c’è due senza tre e quindi ecco la terza parola, bontà, che poi è anche estetica del gusto. Si parla pur sempre di cibo! E badate che ho tralasciato la golosità, che pure è stata la parola per antonomasia in pasticceria. Ma quello che penso, e questo sarà l’ultima cosa che vi dirò, gentili lettori e gentili lettrici, è che golosità altro non è che un reiterato desiderio dei sensi, scarno, fatale. Ebbene, non può dare medesimo appagamento la consapevolezza di mangiare cibo giusto? No, non penso, ma se tale cibo è anche buono allora, è ovvio, ne vorrai dell’altro.

One thought on “Le parole della pasticceria

Rispondi