L’abbraccio degli esclusi

La cucina, cari lettori e care lettrici, è un luogo di grande democrazia. É forse uno dei pochi rimasti. E badate bene, non parlo di democrazia tra uomini, no, noi umani non conosciamo decenza. Infanghiamo con la nostra bramosia di primeggiare tutti i luoghi che frequentiamo. Parlo della materia prima. Non c’è distinzione, bella, brutta, ricca, povera, buona o meno buona. Ogni ingrediente ha pari dignità di fronte alla dispensa. Siamo noi a sporcare questa purezza, noi a decidere che quello è meglio di quell’altro, che un cibo debba finire nell’immondizia ed un altro nella padella. Noi prendiamo la grande diversità, l’eterogenea paletta di gusti, di colori e la sbattiamo svogliatamente su di una fiamma o dentro un forno, la deterioriamo, la violiamo.

Qualche giorno fa mi è capitata una commessa molto speciale, per una torta di compleanno. Ho preso la ricetta, ho pesato, tagliato, impastato, frullato, ho cotto, sformato, ho rifinito e infine decorato. Qualcuno ha poi mangiato. Io alla fine di tutto avevo un mucchietto di reietti. In fondo al tagliere, ammassati l’uno sull’altro, il destino segnato, s’accasciavano brandelli di frolla. Erano state due torte e c’erano frolla al cioccolato e frolla bianca avanzate.

Il resto della storia non ha nulla di originale, nulla di sovrannaturale. Ho fatto biscotti, ovvio. Da quei biscotti ho però estrapolato una morale, che voglio condividere con voi: un abbraccio sincero tra esclusi, una fotografia dell’essenza umana, che per lo più è esclusa, emarginata, al di fuori.

La società è comandata da torte ma disseminata di biscotti. Oggi voglio celebrare semplici e banali biscotti.

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