La mia dispensa

Il luogo da cui scrivo, quello ideale, si intende, non quello vero -che è fatto di una banale sedia cigolante, un vecchio computer e polvere che danza nella luce- è un vecchia casa di campagna, colma di oggetti vivi, legno, porcellane scalfite dal tempo, vetri opachi. Una casa immersa nella luce del mattino, quel momento della giornata in cui il passato è dolce e arrotondato.

È un luogo immerso in un suo tempo sospeso, dove i minuti si susseguono non schiavi di uno scorrere tiranno, ma danzanti un lento adagio, in balia dell’evolversi dei ricordi.

È un luogo silenzioso, fatto solo di quei rumori onesti, cigolii, scricchiolii, fruscii. Dove anche lo strisciare dei fogli di un vecchio album di fotografie è importante, e il tempo gli scorre addosso, rispettandolo.

In questo luogo, dicevo, c’è una credenza. Una vecchia credenza, fatta di un legno scuro, con i bordi consumati, dove il legno vivo riprende il posto su una verniciatura verde oliva. In questa credenza ci sono, in alto, dei ripiani. Qui, in bell’ordine, si allineano tanti contenitori, ognuno con la sua bella etichetta ingiallita dal tempo. Assomigliano alle burnìe di caramelle, o ai barattoli di erbe medicinali.

Nel luogo da cui scrivo, io sono seduto al tavolo e sorseggio una tazza di tè. Decidere di scrivere degli ingredienti della mia vita, passata e presente, vuol dire alzarsi e prendere uno di questi contenitori, posarli sul tavolo, soffiare via la polvere e aprirli.

Scrivere della mia dispensa vorrà dire riesumare profumi e sapori che in tempi più o meno lontani hanno lasciato un segno nella memoria più segreta, quella che in maniera autonoma immagazzina ricordi, crittografandoli con il linguaggio dei sensi. Sono suoni, sono gusti, profumi, colori.

Allora ecco che poso il barattolo sul tavolo, con delicatezza infilo la mano, ed estraggo quel pezzo del mio passato per dargli nuova linfa. Rispettandolo lo racconto, per poi rimetterlo al suo posto, lì sulla credenza.

Quello che andrò a scrivere in quello che chiamo “la mia dispensa” saranno proprio i miei ricordi sensoriali. Una collezione di oggetti di tutti i giorni che nel passare degli anni si sono indissolubilmente legati a stralci di vita. Momenti semplici se vogliamo, ma che nella vita di un uomo o di una donna rappresentano tutto.

Dispensa

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