Il cibo è una cosa seria

All’improvviso il ragazzo urlò: “Ho detto che sta morendo! Mi muore di fame.”…

Una vecchia stufa crepita, il calore è dolce, compatto. Si spande generoso negli angoli del salotto. È un luogo sicuro, avvolgente, materno. Ottobre detta i suoi tempi, e i suoi tempi sono scanditi da battiti malinconici. Ho messo su il tè, la teiera fischia e me lo ricorda. La luce è sommessa e le ultime pagine di questo libro vanno via, una alla volta. Io sono fortunato, mi posso occupare di leggermi un libro, il tè sul fuoco, anche un piattino di deliziosi torcetti. Mi occupo del superfluo, e i biscotti sono secondari. Prima ci sono io, io e il mio bisogno di rilassarmi.

Zitto!” disse Ma’. I suoi occhi oltrepassarono gli occhi di Rose of Sharon, poi tornarono a posarsi su di essi. E le due donne si guardarono profondamente negli occhi. La ragazza di colpo ansimò. Disse: “Sì”. Ma’ sorrise. “Lo sapevo che lo facevi. Lo sapevo!”.

Mi costruisco una scala. Una scala di necessità. In questa scala il mangiare sta in alto, è superfluo perché non ho fame, ho solo bisogno di placare uno sfizio. La sera, la sera sì avrò fame, ma prima verrà il capitolo del libro. Poi squillerà il telefono. Mangerò distratto, masticando veloce, perché ci sarà un discorso da finire. Mi accorgerò che l’aglio si è abbrustolito -dannato libro! Avevo da finire il capitolo-, non mi piace il gusto di aglio bruciato. Lascerò lì e passerò ad altro.

Rose of Sharon sussurrò: “Per favore… uscite… tutti.” Ma’ si sporse e con il palmo della mano scostò una ciocca di capelli dalla fronte della figlia, poi le diede un bacio sulla fronte. “Forza, gente,” disse. “Andiamo tutti nel capanno degli attrezzi.”

Che cos’è il cibo? È forse il risultato di un processo di trasformazione dalla terra al mio piatto? O è il nome proprio di una necessità umana? È il termine di un’azione di cui qualcuno trarrà beneficio o è l’oggetto di una ricerca vitale che ognuno di noi fa per sopravvivere? Cos’è il nutrimento, preda o dono?

Per qualche istante Rose of Sharon rimase seduta immobile nel fienile pieno di fruscii. Poi si alzò in piedi a fatica e si strinse la coltre intorno al corpo. Avanzò lentamente verso l’angolo e si fermò davanti all’uomo, guardando il suo volto devastato, i suoi grandi occhi spauriti. Poi lentamente gli si sdraiò accanto. L’uomo scosse lentamente la testa. Rose of Sharon scostò un lembo della coltre e si denudò il seno.

La verità è che il cibo è tutto. Noi uomini siamo un ammasso di carne, un ordinato affastellarsi di ossa, organi. Anche il nostro amato cervello è solo un flaccido tessuto. Non siamo nulla, se il cibo, il nutrimento non fa di noi esseri animati.

Devi,” disse Rose of Sharon. Gli si strinse addosso e gli avvicinò la testa. “Così!” disse. “Così.” La sua mano scese sulla nuca dell’uomo e la sorresse. Le sue dita gli accarezzarono dolcemente i capelli. Poi alzò lo sguardo verso il fondo del fienile, e le sue labbra si unirono per un sorriso misterioso.

Ma allora cos’è il cibo?

Il cibo siamo noi, non perché qualcuno si nutrirà di noi, anche se in termini spicci ciò è ciò che accade, ma perché noi riceviamo nutrimento così come lo diamo, consumiamo e produciamo. La mela è ciò che mangerò a fine pasto, allo stesso modo in cui è stata ciò che qualcuno ha curato e nutrito. Lo scorrere stesso delle nostre esistenze scivola via a cavallo del nostro cibo.

Chiudo un grande capolavoro. Furore di Steinbeck mi si è insinuato tra le budella. Mi ha mostrato l’essenza vera della vita umana. Rose of Sharon ha partorito, il suo bimbo giace ormai sotto terra. Un vecchio muore di fame. Ma nutrire è questo, il cibo è questo. Latte materno, dolcezza materna, è vita.

Il cibo è una cosa seria. Me lo annoto qui, a margine della mia vita, come monito per il futuro, facendo della dignità del cibo la mia missione.

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