Gesto, conoscenza e vecchie idiosincrasie

Il gesto è il collante della conoscenza, ciò che tiene insieme la tradizione con il momento presente, il momento dell’azione. É un fatto estemporaneo, un guizzo misurato. Anni e anni di pratica che si condensano nell’istante di un attimo, un infinitesimale e indivisibile porzione di universo.

Il gesto è tutto, perché è proprio lì, nelle mani attente e caute di un vecchio artigiano, che si risolve tutto ciò che ha imparato.

Il gesto non è ripetibile, mai, perché frutto del presente, eppure sempre simile si ripropone, migliaia, milioni di volte. Le azioni sono tutte figlie di una cellula di memoria che l’uomo tiene con cura in sé. Quelle cellule sono la tradizione, questa sì, oggetto del passato e quindi immutabile e immobile.

Cari lettori e cari lettrici, oggi ho capito perché ci serve tanto avere qualcuno che assista e guidi. Perché viaggiare nella vita senza una mappa di ciò che è stato ci porterà in un limbo sospeso e indefinito. Un luogo tanto difficile da interpretare da spingerci a fallire.

Oggi ho capito l’importanza di caricarsi il peso in spalle del passato; per quanto a volte irrazionale possa essere e sbagliato, anche. Per quanto spesso tra le pieghe della tradizione si annidino errori reiterati e falsi miti. Ebbene signori, non importa, perché senza questo mucchio di lembi di memoria, ci verrà impossibile dar vita ad un gesto. E il gesto è tutto. É poi con il gesto che giorno dopo giorno disegniamo il nostro percorso, e quindi noi, con il nostro essere unici e irripetibili, rendiamo i nostri gesti quotidiani tali. Ci appropriamo del presente proprio attraverso il gesto.

Da sempre ho approcciato al mio mestiere con l’arroganza giovanile di chi disprezza e deride, di chi rifiuta una guida, di chi crede che il futuro sia fatto del nostro ego. Ho creduto di poter plasmare la materia, di poter creare per il solo fatto di essere. Ma oggi, proprio oggi, qui, mentre scrivo su un blog di periferia, ho capito perché a volte le cose capitano e anziché tirare su da zero una pasticceria, gonfia di me e del mio egocentrismo, ti ritrovi, tuo malgrado, a rilevare un’attività con un passato.

Certo il passato da subito sembra ingombrante e ti vien voglia di prendere una gomma e cancellare tutto. Ma no, non sarebbe la cosa giusta da fare. Il passato si accudisce e con lui tutti i gesti, uno per uno, che sono stati compiuti. Ci si prende cura di lui, come di un vecchio amico. Si mette da parte un po’ di noi stessi e si fa spazio per il mondo, per l’altro da noi. Si predispone con la cura maniacale dell’incisore il gesto. Il primo gesto. Lo si compie con calma e attenzione, guidati dalla mano ferma di chi quel gesto lo ha compiuto per 72 anni, da quando nel ’48, all’età di 11 anni, entrò in una pasticceria. Perché questo è il più importante, come il primo passo, come la prima parola, è quello che ci accompagnerà per il resto dei nostri giorni.

Da oggi sono libero di guidare la mia mano, come meglio credo. Lo faccio illuminato dalla storia, dalla tradizione, pronto a scoprire le Americhe, se necessario, ma conscio di essere forte abbastanza, guidato e affiancato.

Rispondi