Cuochi! Natura morta con coltello

Prendi sette ragazzotti robusti, un po’ folli e un po’ bohémien. Buttali in una stanza attrezzata di pentole, coltelli e armeniccoli vari e chiuditi la porta dietro. Cosa succede?

Succedono storie di cibo, incroci furtivi di ingredienti, cucchiai intinti di nascosto, commenti a mezza voce. Succede che ci si apparta per scambiare segreti, aneddoti, storie scabrose e non. Succede che persone, che per geografia e per vita vissuta distano anni luce, sotto la stessa cappa diventano squadra, diventano famiglia, seduti allo stesso tavolo a dividere una cena frugale. Succede che questa squadra un po’ sbilenca, inizialmente timida e impacciata, trova la giusta accordatura, e, per una magia che non riesco a spiegare, il contrappunto alimentare prende forma. Forse spinti dallo stesso obbiettivo, il bello, il buono, o forse accomunati dalla stessa forma mentis, il gran galà inizia, cresce ed esplode.

Quindi eccoci qua, in un’istantanea rubata al frenetico lavoro tra i fornelli, un abbraccio fraterno e sincero tra cuochi, lontani da riflettori patinati, da carta infarcita di presunzione e divismo, da raffigurazioni apollinee. Un’istantanea di uomini, del loro amore per il cibo e per il loro mestiere. Uomini che cucinano, semplicemente cucinano, e il cui unico pregio è quello di pensare molto, forse a volte troppo, prima di prendere in mano la padella.

E allora sia, evviva i cuochi, evviva il cibo!

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