BABALISA

Etica, parole e manicaretti vari

Appunti per una pasticceria onesta

 

Trovarsi a fare delle scelte può voler dire spesso accontentarsi, giocare la soluzione meno rischiosa e più vantaggiosa, è quel momento della vita di ognuno di noi, in cui bisogna imboccare un binario e seguire la via ferrata. È inevitabile. Per me questo treno, per il cui biglietto ho lottato anni, si chiama pasticceria.
Ad un certo punto, però, capita che monti l’ennesima bastardella di panna, e mentre la trasferisci con la tua fedele marisa, nella pâte à bombe, già minuziosamente amalgamata con il cioccolato fuso, ti chiedi cosa sia quella panna, chi l’ha prodotta, e poi, chi ti ha raccolto quel cacao, che tu ora utilizzi a cuor leggero, bello maturato, concato, temperato, che vita fa? Sono subito curiosità, ma poi tramutano in necessità. È quella fame di informazione che mi caratterizza e che fa sì che un semplice gesto tecnico non mi basti più.
Si diceva che per certi versi nella vita c’è sempre una via diretta e battuta. Poi, però, decidi che la tua strada sarà un po’ più tortuosa. Perché esiste una soluzione diversa. Esiste quel luogo dove tutto è programmato e poi c’è un altro luogo, vergine, dove sedersi e programmare, in cui rischiare, in cui decidere vuol dire tracciare una linea nuova, scavare un solco nella terra compatta. È quel luogo isolato in una natura impervia, dove lo sforzo maggiore è renderlo accessibile e vivibile. Quel luogo lo voglio chiamare BABAlisa.

In BABAlisa ci sono solo tre pilastri: curiosità, onestà, condivisione. Il primo è il motore che spinge alla scoperta, il secondo è la certezza di un metodo di assimilazione non contaminato da pregiudizi e interessi, il terzo è il momento dell’analisi, dove più esperienze alimentano una conclusione. Questa è la mia dichiarazione di intenti.
BABAlisa dovrà popolarsi di tutto ciò: storie, ricordi, esperienze, progetti, persone. Lo dovrà fare attraverso la parola, che tanto mi è cara, così come il disegno, con un minimo comun denominatore, il cibo e l’etica del cibo. Tanti manicaretti quindi, frutto di un mestiere così bello, ma anche materie prime, e quindi produttori. Si parlerà del cibo e dell’etica, consci di quanto sia importante per un professionista la presa di responsabilità. La materia prima come prodotto sociale e la cucina come cultura del sociale. L’atto di trasformare un prodotto come processo responsabilmente attivo nei confronti dell’ambiente che lo ha creato e dell’uomo, o donna, che lo ha coccolato.
Nasceranno quindi parole, tante parole, intente ad intrecciare quella narrazione chiamata cucina. Si racconteranno storie, nell’intento di portare alla luce i punti per una riflessione sulla cucina, e nella fattispecie pasticceria, del futuro. Il tutto tralasciando la presunzione di dettare la tendenza, anzi discutendo apertamente su come fare a costruire una gastronomia più sostenibile. Un viaggio in cui io per primo sarò ignorante e in cui, poco per volta, cercherò le storie e i concetti per diventare un professionista migliore.

Dettati gli intenti miei, vorrei chiedere anche a tutti i visitatori di portare storie, commenti, idee, in modo da fare di BABAlisa un luogo di riflessione per tutti.

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